
Tre secondi per igienizzare il manico del carrello e il seggiolino per i bambini. È iniziata a metà novembre 2021, nel punto vendita Famila di Creazzo, la sperimentazione di un sistema automatico che punta a risolvere uno dei nodi logistici e sanitari più complessi della grande distribuzione organizzata. Il progetto, sviluppato da Display Masters (divisione di T3 Progetti S.r.l.), è nato dalla necessità del Gruppo Unicomm di individuare una soluzione pratica ed economica per la gestione dei carrelli, l’oggetto con il più alto tasso di contatto fisico all’interno di un supermercato.
L’adozione del prototipo, ufficializzato dopo due anni di test, segna il superamento dei precedenti tentativi di sanificazione integrale dei carrelli. Come confermato da Pietro Ferrato, dirigente per l’igiene e la sicurezza di Unicomm, l’azienda ha preferito l’approccio mirato di Display Masters rispetto ai tunnel di sanificazione integrale, scartati perché giudicati troppo ingombranti, costosi e lenti per i flussi di un punto vendita moderno.
L’evoluzione del know-how: dal gel danese al brevetto italiano

Il know-how alla base della macchina non è stato improvvisato durante l’emergenza pandemica. Display Masters forniva già dal 2015 colonnine per l’erogazione di gel igienizzante in Danimarca, un mercato storicamente più sensibile alla digitalizzazione e alla prevenzione sanitaria. L’esperienza accumulata nel nord Europa ha permesso al team tecnico di Matteo, titolare dell’azienda, di analizzare i fallimenti dei competitor che tentavano di sanificare l’intero carrello bagnandone le griglie e le ruote, con il risultato di creare code all’ingresso e riconsegnare strutture umide e poco igieniche al tatto.
Il cuore dell’innovazione di Display Masters risiede nella velocità: 3 secondi. Il dispositivo è una stazione compatta (dimensioni 700x800x1400h) che non richiede al cliente di fermarsi o attendere. Avvicinando il carrello, un sistema di ugelli specifici e direzionali – tre posizionati superiormente e uno inferiore a “lama” – nebulizza il prodotto esclusivamente sulle zone critiche.
Engineering e certificazione medica: il sistema Lemon Spray
La componente chimica è fondamentale quanto quella meccanica. La macchina utilizza il “Lemon Spray”, un Dispositivo Medico di classe II A a base di DDAC. Il prodotto è stato scelto per l’efficacia battericida e per la sua capacità di evaporazione rapida, lasciando una leggera nota agrumata. Una singola tanica da 10 litri (Tanica A) consente di igienizzare tra i 1.000 e i 1.500 carrelli, rendendo il costo di gestione estremamente contenuto per il punto vendita.

Dal punto di vista meccanico, la stazione è dotata di un compressore a secco che gestisce i flussi di aria necessari per la nebulizzazione. La sfida ingegneristica è stata regolare la pressione in modo che il manico venisse sanificato senza restare bagnato, evitando disagi tattili per il consumatore. Questa architettura tecnica è oggi protetta da un brevetto internazionale.
Sicurezza d’uso e manutenzione semplificata
Per evitare attivazioni sbadate o accidentali, il ciclo di sanificazione parte solo quando il cliente spinge contemporaneamente il manico del carrello contro due leve (o palette) rosse anteriori collegate a microinterruttori indipendenti. Si tratta di un sistema meccanico di sicurezza ridondante, pensato per proteggere anche i bambini.
Anche la manutenzione è stata progettata per essere eseguita dal personale del supermercato senza competenze tecniche specifiche. Il pannello posteriore della macchina riporta una pittografia dettagliata che descrive le procedure di rabbocco del sanificante e la gestione della Tanica B, destinata alla raccolta della condensa della valvola di scarico automatizzata.
Marketing e comunicazione visiva

L’oggetto non assolve solo a una funzione igienica, ma funge da veicolo di marketing. La struttura integra un monitor da 22 pollici nella parte superiore che riproduce in loop un video di istruzioni. Lo storyboard, sviluppato da Display Masters, è stato concepito per essere compreso istantaneamente. Un’animazione semplice che mostra come avvicinare il carrello senza bisogno di leggere lunghe descrizioni testuali.
Oltre alle istruzioni, il monitor permette a Famila di trasmettere messaggi promozionali, loghi e offerte del giorno, trasformando la stazione di igienizzazione in un punto di informazione dinamico proprio nel momento in cui il cliente inizia il suo percorso d’acquisto. Con questo progetto, Display Masters conferma la propria flessibilità nel risolvere problemi complessi attraverso l’unione di meccanica, elettronica e psicologia del consumatore, presidiando l’ingresso del punto vendita con una tecnologia affidabile e brevettata.
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Caso Worx. Come un espositore con schermo mobile ha fatto impennare le vendite del 300%
Progettare e produrre soluzioni espositive su misura in grado di rivoluzionare l’esperienza in-store e massimizzare il sell-out all’interno della grande distribuzione. È questo il core business di Display Masters, divisione specialistica della T3 Progetti S.r.l., che ha firmato una delle più complesse commesse internazionali nel settore dei power tools: la realizzazione e distribuzione di oltre 350 isole interattive destinate al marchio WORX del gruppo Positec, installate capillarmente nei colossi del bricolage europeo come OBI, Leroy Merlin e Bauhaus.
L’operazione ha registrato risultati commerciali senza precedenti, generando un incremento netto delle vendite fino al +300% nei punti vendita coinvolti.
L’intervento di Display Masters ha trasformato la classica esposizione di elettroutensili a batteria – come trapani, avvitatori e seghetti alternativi – in una vera e propria macchina multimediale e dinamica. L’azienda ha curato l’intero ciclo del progetto partendo dal concept iniziale del cliente, affrontando la sfida di ingegnerizzare un sistema meccanico ed elettronico mai visto nei negozi e risolvendo, al contempo, un enorme collo di bottiglia logistico legato ai trasporti su scala europea.
L’interattività sul punto vendita: la “giostra” dei power tools
Il fulcro dell’installazione è un’imponente isola espositiva flagship che misura 4 metri di lunghezza per 2 metri di larghezza. La struttura accoglie 12 postazioni o celle dedicate, all’interno delle quali sono alloggiati in modo ordinato i diversi attrezzi a batteria.
L’elemento di “rottura” tecnologica è rappresentato da un monitor scorrevole installato su una speciale rotaia che attraversa orizzontalmente l’intera lunghezza del banco.
Quando l’utente si avvicina all’isola, può impugnare i comandi dello schermo e farlo scorrere lungo la guida. Grazie a un sistema di prossimità basato sulla tecnologia RFID – che funziona con un meccanismo analogo a quello di uno skipass – il monitor rileva in automatico il prodotto davanti al quale è stato posizionato. In quel momento parte un video dedicato che illustra in tempo reale le specifiche tecniche, le potenzialità e le applicazioni pratiche di quello specifico attrezzo. Una volta completata la sessione informativa, il cliente può prelevare direttamente il packaging del prodotto per l’acquisto immediato, stivato strategicamente nella parte inferiore dell’espositore.
Secondo i dati analizzati sul campo, il balzo del 300% sul sell-out si poggia su tre pilastri commerciali e psicologici:
Engineering complesso: 210 disegni e tre prototipi
La transizione dal concept iniziale alla realtà industriale ha richiesto uno sforzo di sviluppo imponente. Il dipartimento di Ricerca e Sviluppo di Display Masters ha lavorato per due mesi, elaborando ben 210 disegni tecnici e realizzando tre successivi prototipi di prova prima di arrivare alla configurazione definitiva.
La complessità del progetto è legata alla necessità di far convivere la solidità strutturale del mobile con la precisione millimetrica di una macchina meccanica ed elettronica. Per garantire lo scorrimento fluido del monitor ed eliminare gli attriti sulla rotaia, il team tecnico ha dovuto progettare e fabbricare carrucole e sistemi di trazione interamente su misura.
La vera svolta ingegneristica è avvenuta però in corso d’opera, modificando radicalmente i materiali di costruzione. Originariamente l’espositore era stato concepito interamente in legno, diviso in quattro macro-moduli da assemblare in negozio. Questa configurazione iniziale rendeva i costi di trasporto insostenibili: i volumi generati dai blocchi preassemblati permettevano di stivare pochissime unità per ogni TIR, spingendo l’azienda a ripensare da zero il design industriale dell’isola.
Logistica preventiva e abbattimento dei volumi
Display Masters ha azzerato il progetto iniziale sviluppando una seconda versione dell’isola. Introducendo componenti strutturali in metallo e ingegnerizzando un sistema completamente smontabile (knock-down), l’azienda è riuscita a scomporre l’intera struttura da 4×2 metri all’interno di 9 scatole distinte. L’intero kit è stato ottimizzato per essere pallettizzato su un unico bancale standard da 80×120 centimetri.
Questo approccio di logistica preventiva ha generato un impatto economico e ambientale drastico, massimizzando l’efficienza di stivaggio dei vettori di trasporto.
Per l’installazione nei singoli punti vendita – in particolare per le oltre 350 unità distribuite capillarmente nella rete OBI in Germania – sono state mobilitate squadre di montatori specializzati che hanno assemblato le macchine seguendo le istruzioni tecniche fornite dalla casa madre.
L’operazione condotta per il brand WORX mette in luce il vantaggio competitivo di Display Masters sul mercato del retail marketing: l’azienda ha dimostrato la capacità di accettare sfide complesse e multidisciplinari, uscendo dai canoni classici del semplice fornitore di arredi per agire come un partner ingegneristico in grado di fondere meccanica, elettronica in movimento e carpenteria.
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Progettare partendo dalla scatola: ecco come funziona il metodo “Down Under”
Nel bilancio di un’operazione di retail marketing, i costi di trasporto rappresentano spesso una voce invisibile che tuttavia incide in modo drastico sui margini finali. Per questa ragione, Display Masters – divisione specialistica della vicentina T3 Progetti S.r.l. – ha capovolto il tradizionale paradigma del design industriale applicando il metodo proprietario “Down Under”.
La filosofia operativa dell’azienda stabilisce una regola tassativa: non si disegna mai un espositore senza aver prima pianificato esattamente come viaggerà, come verrà imballato e come sarà stivato.
Questo approccio ingegneristico nasce dal dialogo quotidiano con gli uffici acquisti e gli uffici marketing delle aziende clienti, sempre più sensibili all’ottimizzazione dei budget logistici. Progettare partendo dall’imballaggio consente di eliminare i costi superflui di trasporto e, contemporaneamente, di ridurre a zero il rischio di danni strutturali all’interno dei magazzini dei distributori.
Logistica predittiva per la grande distribuzione e il retail
Il mercato dei sistemi espositivi si confronta con una capillarità distributiva complessa, che spazia dai colossi della GDO e del settore bricolage (come Leroy Merlin) fino alle piccole ferramenta private o alle reti di farmacie.
Spedire, ad esempio, un lotto di 500 espositori da terra a un network di 300 o 500 farmacie distinte impone requisiti rigidi sia in termini di ingombro dei colli sia di facilità di gestione alla consegna.
Per massimizzare l’efficienza dei vettori, Display Masters imposta lo sviluppo del prodotto concentrandosi su tre parametri fondamentali, senza mai sacrificare le richieste estetiche e di brand del committente:
Dal “Solido” software al prodotto finito
Tecnicamente, il metodo si attiva combinando la progettazione dell’imballo con quella dell’oggetto attraverso l’uso di avanzati software di modellazione tridimensionale. I progettisti generano inizialmente un solido digitale che definisce il perimetro geometrico massimo (larghezza, profondità e altezza).
Questo spazio volumetrico viene calcolato matematicamente sulla base dei prodotti reali che l’espositore dovrà ospitare. Se un cliente ha la necessità di esporre una quantità specifica di merce – ad esempio, 36 scatole di tè – il software calcola le tolleranze millimetriche necessarie per contenere quel preciso carico, vincolando però la struttura esterna a rientrare nei parametri di pallettizzazione ottimali per la spedizione. Solo dopo aver risolto questo algoritmo logistico, i designer applicano alla struttura lo stile, i colori e le finiture richieste dal marketing.
Spedizioni globali e il manuale “IKEA-style”
L’efficacia del metodo “Down Under” – il cui nome evoca simbolicamente le spedizioni verso le rotte più lontane del pianeta – trova riscontro nella capacità di Display Masters di servire clienti in tutto il mondo, effettuando regolarmente consegne in Europa, Africa e Australia.
L’ottimizzazione volumetrica elimina la principale obiezione dei committenti internazionali, inizialmente scettici sulla capacità dei propri operatori locali di assemblare strutture complesse sul punto vendita.
Per superare questo ostacolo, Display Masters correda ogni espositore con un manuale di istruzioni ultra-semplificato basato su una logica visiva di derivazione svedese: pochissimo testo scritto, massima centralità alle illustrazioni chiare e sequenziali passo-passo. In questo modo, l’assemblaggio in corsia diventa un’operazione rapida e accessibile a chiunque, completando un ciclo che trasforma l’efficienza industriale in un concreto vantaggio competitivo sul punto vendita.
La logistica “store-by-store” e la sostenibilità dei flussi
La standardizzazione geometrica ottenuta con il metodo “Down Under” non esaurisce i suoi vantaggi nella sola fase di viaggio, ma ridisegna l’intera catena di distribuzione attraverso un modello logistico integrato definito store-by-store.
Molte aziende tradizionali di allestimento sono costrette a spedire i propri espositori preassemblati esclusivamente verso i magazzini centrali dei distributori, lasciando a questi ultimi l’onere e il rischio del trasporto dell’ultimo miglio verso i singoli negozi.
I kit smontati e pallettizzati di Display Masters consentono invece una distribuzione diretta e capillare dal sito di produzione al singolo punto vendita finale.
Questo sistema abbatte drasticamente i passaggi intermedi di sballaggio, stoccaggio e ricarico presso gli hub regionali, che storicamente rappresentano la prima causa di danneggiamento delle componenti estetiche e dei materiali di comunicazione visiva. Ogni postazione retail riceve un collo sigillato, tracciato e pronto per essere posizionato direttamente in corsia.
A questo si aggiunge un secondo beneficio strategico, oggi fondamentale nei bilanci delle grandi multinazionali: la sostenibilità ambientale e l’abbattimento della carbon footprint.
L’analisi volumetrica avanzata applicata ai flussi di carico dimostra che l’eliminazione sistematica degli spazi vuoti all’interno dei vettori riduce in modo lineare il numero di camion necessari per singola commessa.
I casi di studio interni all’azienda evidenziano come l’applicazione di questo protocollo industriale permetta di concentrare all’interno di un solo TIR lo stesso quantitativo di merci che, con i vecchi sistemi d’arredo monoblocco, avrebbe richiesto l’impiego di quattro mezzi pesanti contemporaneamente.
Per gli uffici acquisti dei grandi marchi, questo non si traduce solo in un risparmio economico immediato sulle tariffe di trasporto, ma garantisce un dato matematico certificabile in termini di minori emissioni di carburante, allineando le campagne di trade marketing ai moderni requisiti di responsabilità sociale d’impresa.
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4 elementi chiave per scegliere l’espositore più adatto per il tuo prodotto
La scelta dell’espositore migliore per il tuo prodotto e per il tuo negozio non è cosa da poco: non si tratta semplicemente di un sostegno sopra cui appoggiare i tuoi prodotti in attesa di venderli, ma uno strumento che si adatta alle loro particolarità, esaltandole e catturando l’attenzione di un consumatore di passaggio.
Deve essere possedere diverse caratteristiche, sia estetiche che pratiche, che variano dalla tipologia del materiale di costruzione per arrivare alla posizione in cui intendi situarli nel tuo locale; andiamo a vedere, uno alla volta, le diversità che possono presentare le diverse categorie di modelli di espositori.
1 Materiale
Il materiale di costituzione dell’espositore è uno degli elementi che ne influenzano maggiormente il costo e la longevità: ed è proprio a proposito di quest’ultima qualità che si suddividono le due categorie di materiali di costruzione degli espositori.
Durevoli
Fanno parte di questa categoria quei materiali che, come suggerisce il nome, tendono a garantire una durata di utilizzo senza limiti, tranne che nel caso di imprevisti che ne minino l’integrità, come per esempio frequenti urti o sostegno di pesi eccessivi.
Rientrano tra i materiali durevoli il legno, il metallo, il plexiglas: gli espositori di questo tipo sono utilizzati quando c’è la necessità di ospitare prodotti di un certo peso, quando sono previsti frequenti contatti con i consumatori oppure quando si prevede un utilizzo di lungo periodo.
Non durevoli
Generalmente costituiti da cartotecnica, offrono una solidità inferiore ai supporti in materiali durevoli, ma compensa offrendo una vasta varietà di area di stampa, qualità che permette una capacità comunicativa molto elevata. Sono ideali per il lancio di prodotti con un ciclo vitale relativamente corto.
2 Budget disponibile
La scelta del materiale avrà un impatto sostanziale sul costo del progetto, non bisogna pertanto perdere di vista il budget globale per la campagna.
In linea di massima, un espositore durevole ha un prezzo molto più elevato di uno in cartotecnica, ma quest’ultimo è (soprattutto per la sua convenienza) facilmente replicabile e producibile in massa: infatti la decisione sul materiale, a sua volta, è spesso dipendente dall’utilizzo che si ha mente di attribuire all’espositore.
3 Accessori
Altra domanda da porsi è: ”Come intendo esporre il mio prodotto?”.
Molti prodotti perdono la loro capacità attrattiva se disposti nel modo sbagliato, e ovviamente questo va ad inficiare sulla percentuale di vendita: vediamo quali soluzioni sono le più ideali per le diverse tipologie di prodotto.
Ripiani
Una delle soluzioni più classiche, sono ottimi per prodotti che ammassati non perdono la loro efficacia visiva: immaginiamo flaconi, scarpe, barattoli, che anche se ordinatamente disposti ci comunicano tutte le informazioni che ci servono, e non hanno bisogno di essere visti singolarmente e hanno di per sé una loro stabilità.
Ganci
Utilissimi per rappresentare al loro meglio prodotti come i capi d’abbigliamento, che non hanno un loro scheletro di base che permette loro di auto-sorreggersi e necessitano di essere presentati frontalmente: provate a pensare a delle T-Shirt o delle felpe, e ai clienti che attirerebbero se disposte su uno scaffale una sopra l’altra, dunque meno visibili e difficilmente valutabili una alla volta, o se appese in fila a dei ganci, quindi comodamente scorrevoli e analizzabili capo per capo.
Ruote
Non sempre dipendente dal prodotto in sé, questo accessorio è utilissimo soprattutto sugli espositori durevoli con peso o dimensioni particolarmente elevati, e che prevedono degli spostamenti da una zona all’altra del negozio.
4 Posizionamento
All’interno di uno store ci sono diverse possibilità di posizionamento dei supporti, che sono in larga parte una scelta del venditore: a volte, però, è un particolare prodotto a richiedere un determinato spazio, per cui la scelta può risultare limitata. Ma vediamo qualche esempio.
Da terra
Classico sostegno per un numero elevato di prodotti, oppure per prodotti di grandi dimensioni: sono generalmente i supporti più ingombranti, anche se in certi casi possono ospitare un solo articolo che vuole essere messo in mostra.
Da banco
Studiato per oggetti di piccole o piccolissime dimensioni, spesso dal prezzo molto ridotto (pensate a quei prodotti che vengono esposti sul banco di cassa, nel tentativo di far aggiungere qualcosa alla spesa totale) e il più delle volte costituiti da materiali molto economici.
Da parete
Principalmente utilizzato per prodotti di piccole dimensioni ma dal prezzo non irrilevante: lo scopo è infatti mettere in mostra il singolo prodotto, come spesso succede con le scarpe di marca o nuovi articoli appena lanciati sul mercato. Sono quasi sempre realizzati in materiali durevoli, poiché è fondamentale una certa solidità senza l’appoggio al terreno.
Conclusione
Se prendiamo in esame tutte le possibilità viste sopra (più le numerosissime alternative uniche e focalizzate che offrono le varie aziende produttrici), possiamo intuire le potenzialmente infinite combinazioni a tua disposizione: ti serve un espositore da terra che abbia sia ripiani che ganci, in materiale durevole? Oppure hai bisogno di un supporto da banco unico, che esalti un prodotto particolare? O ancora, intendi ordinare un numero molto elevato di display in cartotecnica, spendendo una cifra ragionevole?
Il tuo piano migliore è contattare gli esperti del settore, in grado di creare per te l’espositore personalizzato che ti serve.
Quale materiale per espositore scegliere? Pro e contro
Gli espositori sono una soluzione eccezionale per chi desidera esibire e pubblicizzare il proprio prodotto in un’area espositiva limitata: consente, infatti, di mettere in mostra il brand aziendale, attira l’attenzione dei potenziali clienti senza risultare una pubblicità aggressiva e può essere personalizzata in base alle esigenze proprie e dei diversi prodotti esposti, potendo cambiare il colore, la dimensione, la posizione e la forma.
Tipi di espositore: durevoli e non durevoli
Normalmente, una delle prime valutazioni da effettuare riguarda la scelta tra un espositore durevole oppure non durevole.
La caratteristica che rende un display durevole è il materiale da cui è composto, solitamente legno, metallo o plexiglass, mentre per l’altra versione viene utilizzata una lavorazione in cartotecnica.
I due diversi supporti consentono di godere di vantaggi differenziati:
Molte volte le grandi aziende come ad esempio Ferrero e Loacker tendono a costruire delle vere e proprie aree di massificazione prodotto associate ad espositori in cartotecnica, in modo da non lasciare indifferente il consumatore di passaggio.
I pro e i contro delle diverse soluzioni
Le due soluzioni presentano sia caratteristiche vantaggiose che lati più critici in base al proposito per cui vengono utilizzate:
Inoltre le strutture permanenti presentano solitamente dei costi più alti rispetto alla cartotecnica;
Quale scegliere?
I due tipi di espositore presentano delle caratteristiche e dei vantaggi differenziati sia in base all’utilizzo per cui sono destinati, ma anche rispetto alla quantità di articoli esibiti e al loro ciclo di vita, da cui capiamo quando dovranno essere sostituiti e se saranno soggetti alla moda e alle tendenze.
Ecco perché prima di iniziare un progetto per uno specifico espositore, con la conseguenza di un importante investimento, la soluzione migliore sarebbe da affidarsi ad una struttura specializzata che prima di produrre possa mettere a disposizione la propria esperienza per consigliare ai clienti e per studiare al meglio l’esposizione degli articoli.
Espositori COVID19
Le nostre realizzazioni
Yamabiko Corporation Japan
Prodotto: espositore modulare per
ECHO e SHINDAIWA
Finitura: struttura smontabile in lamiera, con cassetto di base estraibile, ripiani per prodotti da appoggio, ganci per appesi personalizzati, background con pellicola-calamita stampata.
Crowner di comunicazione retroilluminato a led.
Location: negozi specializzati e gds stores
Fulcrum
Prodotto: espositore cerchi biciclette per FULCRUM
Finitura: struttura di MDF in pasta, smontabile con pannelli in plexiglass lavorati al laser e logo personalizzato
Location: eventi itineranti
Loacker
Prodotto: mobile espositivo per LOACKER
Finitura: struttura completamente in mdf laccato colore rosso Loacker, inserti ferma prodotto in acciaio inox, impianto di illuminazione a led con banner stampati con loghi, su supporto opalino.
Location: aeroporti internazionali DUTY FREE
Logistica
A richiesta l’azienda è in grado di gestire lo stock (prodotto finito) dei clienti, mettendo a disposizione uno dei suoi magazzini dedicati allo stoccaggio.
L’organizzazione amministrativa, completa il servizio con l’intera gestione di bollettazione e fatturazione per singolo distributore.